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Agenda 2009
Titolo Agenda 2009
Autore A.A. V.V.
Collana Agenda della Poesia
Pagine
Cod. ISBN 978-88-7841-452-5





Ouverture di Bruno Gambarotta


They are the silent griefs that cut
the heart-strings
JOHN FORD, The Broken Heart

Sono le pene mute quelle che spezzano
le corde del cuore
JOHN FORD, Il Cuore Infranto

Ho voluto di proposito adottare il titolo del celebre saggio polemico “A defense of Poetry” scritto da Percy Bysshe Shelley nei mesi di febbraio e marzo 1821, mentre soggiornava con la famiglia a Pisa, a palazzo Galetti. Il grande poeta inglese sarebbe morto l'anno seguente, l'8 luglio, a soli trent'anni, nel naufragio della Don Juan, a dieci miglia da Viareggio. Il breve saggio, pubblicato solo nel 1840, è fondato su un nucleo di idee forti a mio parere valide ancora oggi.
La poesia ha bisogno di essere difesa? La mia risposta è sì, oggi più che mai. Anche da obiezioni in apparenza ingenue che sarebbe un errore ignorare. Mio nipote Enea, studente liceale, vedendomi immerso nella lettura delle bozze di questa antologia, sparpagliate sul tavolo di lavoro, mi ha domandato: “Che bisogno c'è di nuova poesia? Non ce n'è già abbastanza in circolazione?” Parlando indicava con un gesto i tanti scaffali di casa nostra intasati dai libri di poesia. Già così, nessun lettore è in grado di dominare la produzione poetica di tutti i tempi e di tutti i paesi. Sottinteso: se ne aggiungiamo dell'altra come faranno quei poveri studenti che verranno dopo di noi?
Cerchiamo di rispondere usando gli argomenti di Shelley: “Il linguaggio dei poeti è essenzialmente metaforico; cioè, rivela rapporti prima ignorati fra le cose, prolungandone la percezione finché le parole che li rappresentano diventano, col tempo, segni che stanno per frammenti o classi di pensieri, invece che immagini di pensieri integri; e allora se nuovi poeti non intervenissero per ricreare le associazioni che si sono in tal modo disintegrate, la lingua sarebbe morta a tutti i più nobili propositi umani”.
Nei riguardi di chi pratica l'esercizio della poesia (o della prosa, quando, ed è il caso della presente antologia, ambisce ad essere prosa d'arte) è diffuso un atteggiamento in apparenza tollerante ma non meno insidioso. Afferma, riferendosi a coloro che si sforzano di restituire con i loro versi emozioni, esperienze, sensazioni, ricordi, ammaestramenti: lasciamoli fare, i poeti sono un po' strambi ma in fondo sono innocui, non fanno del male a nessuno. Se a loro la pratica della poesia dà piacere e consolazione, perché non dovrebbero perseguirla?
Per replicare cerchiamo allora di sostenere le ragioni della poesia spiegandone i meccanismi interni in base ai quali un certo verso funziona (produce in noi una reazione di Bellezza) e un altro no. Ma prima allontaniamo un pregiudizio, secondo il quale ogni spiegazione rappresenta una diminuzione, uno svilimento. Per cui cercare di comprendere il funzionamento di un prodotto artistico significa rompere il giocattolo, in pratica far svanire quell'incanto, quell'aura che deriva dal credere che la poesia sia un mistero ineffabile e che tale debba rimanere per sempre, pena la sua scomparsa. Non dobbiamo pensare alle esperienze artistiche come una serie di stati estatici, un rosario di piaceri isolati e ineffabili ma come un percorso continuo verso uno stadio di maggiore consapevolezza, una visione più ampia e più profonda della vita. La poesia ci aiuta a vivere più intensamente tutte le emozioni, comprese quelle dolorose.
Cerchiamo allora di procedere, anche se in un percorso non lineare, sulla strada del discernimento, segnalando anche le trappole e i falsi miti che minacciano i poeti e quello che è o che dovrebbe essere il giusto atteggiamento di un lettore desideroso di trarre il massimo profitto e diletto dalla frequentazione dei poeti.
E' una pia illusione pensare che la Bellezza sia una qualità che inerisce alle cose stesse anziché il frutto di una nostra reazione a un determinato modo di accostare e congegnare quelle cose. Secondo quest'illusione ci sarebbero parole belle e parole brutte, parole poetiche e parole prosaiche. Non solo parole ma anche e soprattutto immagini, per cui una rosa o un tramonto sono più poetici di un'ortica o di un'alba grigia, un paesaggio con le rovine di Segesta più poetico di quello con un capannone industriale, l'amore per i figli più poetico del rancore alimentato da un torto subito. “La parole non hanno caratteri letterari intrinseci. Nessuna è intrinsecamente bella o brutta, piacevole o spiacevole. Ogni parola possiede, invece, una gamma di effetti possibili, che varia col variare dei contesti in cui viene a trovarsi”. (I.A. Richards) Non esiste una formula matematica della Bellezza. Si può produrre Bellezza nel lettore con ogni mezzo; l'importante è come si riesce a farlo interagire con le emozioni dell'autore. Se si guarda alla Bellezza come a un'apparizione ineffabile, una folgorazione, ogni tentativo di descrivere quest'esperienza si arresta, si arena sulla soglia. Un'altra illusione in cui cade chi inizia a scrivere versi è pensare che la poesia sia frutto di uno spontaneo traboccare di un sentimento impetuoso che non tollera regole o freni. E' più produttivo di risultati partire dal principio che la poesia è una lunga e difficile meditazione sulla vita.
Da parte sua il lettore onesto deve mettere tutto se stesso nell'atto della lettura, concederle una partecipazione totale e senza riserve. Inoltre il lettore deve tener conto delle sue personali idiosincrasie, capire quando la sua sensibilità è distorta da esperienze personali negative. Queste non dovrebbero impedirgli di apprezzare le qualità di un'opera che tuttavia contrasta con la sua visione del mondo. Se uno sta elaborando il lutto per un figlio precipitato durante una scalata, può non condividere una poesia che esalti il fascino della montagna, ma ciò non gli impedisce di riconoscerne la qualità e la riuscita. Bisogna riconoscere però che la poesia dà un piacere maggiore quando si condividono le credenze del poeta. Va detto che gli autori della presente antologia credono tutti, nessuno escluso, in valori alti e nobili. Pensano che la natura dell'uomo sia perfettibile, scommettono sulle virtù e non sulle debolezze e cadute.
La poesia si presta a diversi livelli di interpretazione secondo la personalità del lettore e, per lo stesso lettore, secondo le varie fasi della sua crescita umana e intellettuale. “A Silvia” di Giacomo Leopardi, incontrata per la prima volta a dodici anni in una classe della scuola media inferiore, avrà altre e più ampie risonanze quando torneremo a incontrarla a quarant'anni, dopo che la vita e le letture avranno acuito la nostra disponibilità ad accogliere gli echi profondi di quei versi immortali. Scrive Thomas Stearns Eliot in una nota autobiografica al capitolo introduttivo del suo saggio del 1933 L'uso della poesia e l'uso della critica: “L'unico piacere che ricavai da Shakespeare quando ero ragazzo fu il piacere di sentirmi lodare perché lo leggevo... La comprensione del perché Shakespeare, o Dante, o Sofocle, occupi il posto che occupa si raggiunge solo molto lentamente nel corso della vita .... perché lo sviluppo del gusto genuino, fondato su sentimenti genuini, è indivisibile dallo sviluppo della personalità e del carattere”.
Qui si pone il problema critico della diffusione: è migliore un lavoro che viene apprezzato da tutti i livelli di pubblico, da quello più ingenuo a quello più sofisticato, oppure l'opera che piace solo alle persone dotate di una mente sviluppata e di una cultura in grado di decodificarne tutte le allusioni? A questa seconda categoria appartengono i lavori del già citato T.S. Eliot e non si può dire che la sua opera sia inferiore a quella di un Umberto Saba o di Sandro Penna così limpidi nel loro dettato.
Andiamo ora in cerca di una definizione della poesia che ci soddisfi. Incominciamo naturalmente dal nostro Shelley: “La poesia in senso generale può essere definita come l'espressione dell'immaginazione e nasce con l'umanità. L'uomo è uno strumento percorso da una serie di impressioni esterne e interiori, simile a un'arpa eolia esposta agli alterni soffi di un vento mutevole, che facendo vibrare le corde suscita sempre nuove melodie. Ma c'è una forza nell'essere umano, e forse in tutti gli esseri senzienti, che agisce diversamente che nell'arpa, e produce non soltanto melodia, ma anche armonia, grazie a una interna rispondenza di questi suoni o vibrazioni alle impressioni che li generano”.
Il compito dell'artista è riprodurre e perpetuare le sue esperienze più importanti e profonde. Deve mettere ordine, mettere in luce quello che per gli altri è disordinato e oscuro, nel groviglio di sentimenti, desideri, repulsioni, angosce.
La poesia serve per passare da uno stato caotico a uno ordinato in base a una gerarchia di valori. La sua è più di una semplice funzione consolatoria. Dalla poesia dovrebbe rimanere escluso ciò che è irrilevante ed estraneo; il poeta mette ordine, semplifica e nello stesso amplia il nostro spettro percettivo. Nella poesia non conta tanto la verità scientifica quanto la coerenza interna del discorso, la sua interna necessità.
Per la maggior parte dell'umanità le esperienze profonde restano incomunicabili, anche se per paura della solitudine tendiamo a illuderci che sia possibile trasmetterle. Solo il poeta ha questa facoltà, per la sua sensibilità, perché si è votato a questo compito di per sé ingrato. In altre più fortunate stagioni il poeta è stato considerato un veggente. La poesia per poter esistere deve entrare in contatto con altri uomini, anche se sono collocati in altri contesti, hanno altri orizzonti. Ci sono delle costanti nell'animo umano, i versi di Saffo o di Catullo ci raggiungono attraverso i secoli. Nondimeno il poeta non si considera nella veste del comunicatore. Lui pensa di stare creando qualcosa di bello, che esprime al meglio i suoi sentimenti e le sue emozioni, un qualcosa di privato. L'artista è preoccupato soprattutto che la sua opera rifletta fedelmente quello che lui aveva in mente di dire.
La poesia, in quanto resoconto di un'esperienza o di un'emozione, è organizzata in modo da restituire con il minimo impiego di mezzi il massimo di partecipazione emotiva. Anche quando si presenta in forme semplici e lineari è una struttura complessa, perciò più fragile di altre forme di espressione artistica. Patisce l'intrusione di elementi estranei, come potrebbero essere intenzioni pedagogiche o didascaliche e preoccupazioni morali. La poesia non impartisce lezioni morali, non fa prediche, ma allarga nel lettore la sfera della sensibilità e lo aiuta a comprendere meglio e a decifrare la sua esperienza. La poesia interpreta, ordina e spiega l'esistenza.
Una definizione condivisa da Leone Tolstoi che scrive, nel suo Che cos'è l'arte?: “Evocare in se stessi una sensazione sperimentata in precedenza e, avendola evocata, comunicarla in modo che altri la possa la possa sperimentare.... così che anch'essi ne siano contagiati e se ne imbevano: in ciò consiste l'attività artistica”. Come sostiene il grande critico Ivor Armstrong Richards, lo scopo della poesia è di suscitare un atteggiamento adeguato nei confronti dell'esperienza, cioè fornirci un'arma in più per arginare l'ansia, il dolore, il sentimento di sconfitta. Un argine contro l'entropia, la dispersione, il disordine, la dissipazione, l'insignificanza. Lo fa con gli strumenti della metafora, del ritmo, del metro, della cadenza e tuttavia non è un gioco anche quando sembra tale; non è, o non dovrebbe essere un semplice surrogato della vita. Aumenta il nostro discernimento, la nostra consapevolezza anche riguardo ad argomenti che non hanno attinenza con i versi che abbiamo letto. Anche le attività consuete risentono i benefici effetti delle frequentazioni poetiche.
Il ritmo di un verso è dato dall'anticipazione. In base alle nostre passate esperienze, noi, leggendo, ci aspettiamo di trovare una certa sequenza di parole. L'abilità del poeta consiste nello spiazzamento, nel farci trovare una sequenza inaspettata. “Il fallimento delle nostre anticipazioni è spesso più importante della loro realizzazione. Quei versi che ci danno sempre proprio ciò ci aspettiamo invece di darci qualcosa di nuovo riescono solo affaticanti e noiosi” (I.A. Richards). Quanto al metro la sua funzione, secondo Yeats è di “cullare la mente fino ad indurla in uno stato di consapevole rapimento”.
In conclusione, quando una poesia o una prosa d'arte è per noi particolarmente riuscita, quando penetra nelle profondità del nostro animo, abbiamo la sensazione che ci alleggerisca del peso dell'esistenza e ci consenta di potenziare la nostra visione.
Perciò non lasciamo a se stessi i nostri poeti, non lasciamoli soli, circondiamoli di affetto, facciamo loro sentire la nostra gratitudine. Mentre noi dissipiamo i nostri talenti loro allineano le parole una dopo l'altra, con sapiente fatica e infinita pazienza.
Li salutiamo con le parole di T.S. Eliot: “Fare ciò che è utile, dire ciò che è coraggioso, contemplare ciò che è bello: è abbastanza per la vita di un uomo”.


Gli Autori presenti nell'Agenda 2009

MARIANTONIA AGHEDU, ELENA ANGELINI, GIULIA ANNUNZIATO, MARIA ARONICA (IRMA MORI), LIANA BAGNOLI, FIORELLA BALDINOTTI, STEFANO BECCACECE, ANTONIA BIANCO, MICHELA BOCCARDI, NADIA BONEVA, LILIANA BOSCHETTI, LIANA BRAIDA, DANILO BREDMAN, VINCENZA BRISCIOLI, FRANCA BROGGINI, PAOLO BROUSSARD, MARIA TERESA CALABRIA, GIOVANNA CANELLI, ORNELLA CAPPUCCINI, ANNA CARDELLI MARENA, LAURA CARLONI, ANGELO CESARI, GAETANO CHIARAMONI (CIPPITELLO TOBIA), SARA CIAMPI, GIOVANNI CIANCHETTI, LIA CICILIOT, LUIGI CLERICI, MATTIA CONTI, MARIA COPETI, GIOVANNA COSPITO, MARINELLA COSSU, ANNA MARIA DALL'OLIO, LUIGI DE ROSA, ILARIA DEGL'INNOCENTI, SERGIO DELLA MURA, PIERDOMENICO DI DIONISIO, LIANA FAGNI VIDETTA, REMO FAVERO, RITA FIERLI, IOLE GAZZANIGA, ROSANNA GAZZOLA, EDDA GHILARDI VINCENTI, GIANCARLA GIANFELICI, ANTONELLA GORI, GLORIA ITALIANO, ANTONELLA LAGANA', FRANCESCO LAGANA', GESUMINO LAI, MARCO LANDO, PATRIZIA LANDUCCI, STEFANIA LEACI, FRANCESCA LEISER, CALOGERA LO GIUDICE, GIOVANNI (ANTONIO) MANCA, GIOVANNI MANISCALCO, MERCEDES MARCONI, GIORDANO MARIANNA, MARCELLA MAZZONCINI, LAURO MILVIA, LUCIA MONACO, TAMARA MORELLI, ALEXIS MORVAN, GIOVANNI MOSCHELLA, ADELE NATALI, ALBERTO NESSI, MARTINA NESTI, ORIETTA PALMA NOTARI, ANTONIO ORTALLI, MAURIZIO PAGANELLI, GINO PANI, PAOLO PARRAVICINI, ADA PESCAROLO, LIA PINOTTI, LORENZO PONE, GIUSEPPE RABITTI, SILVIA RAGAZZINI MARTELLI, SERAFINA MARIA RAPISARDA, GIOVANNI REVERSO, CARLO CLAUDIO RIVIERI, HAYDEE RODRIGUEZ CEFERINA, MARIA ANTONIETTA ROTTER, ALESSANDRA SANTINI, GRAZIA SCIOLLA, MARIO SENATORE, MARIA SILIPIGNI, ANNARITA SIMINI, PELLEGRINO SNICHELOTTO, MARIA GRAZIA TALINI VANNINI, MADDALENA TANI, MARIA LUISA TAVARNESE, MATILDE TERZUOLI MARCELLO, LAURA TONELLI, MASSIMO VALORI, SILVANA VERCESI, ANDREA VIANI, DOMENICA VINCENTI, VIOLA VITERITTI, CLARA ZAGAGLIA, TIZIANA ZAGO





 

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