Roberta Antonini, nata a Fucecchio (FI), città che le ha dato solo i natali, la sua vera culla dall’infanzia fino all’età di diciotto anni è stata Cerreto Guidi. Più precisamente Stabbia, una piccola frazione del paese dove i Medici, gli allora signori della Toscana, avevano le loro ville di caccia. Per lei, è stata soltanto la sua landa tranquilla e dolcemente desolata che l’ha egregiamente cresciuta. Ha circumnavigato in altri paesi limitrofi fino ai quaranta anni e alla fine, è tornata alle sue radici. Il solo titolo di studio che possiede è la licenza di terza media, conseguita per altro in quattro anni, tre le sembravano pochi e per sicurezza ne ha aggiunto uno. Da lì in poi lasciata la scuola alquanto stretta per i suoi gusti ha iniziato la sua carriera da operaia. Sì, operaia, una piccola e umile operaia e ne va orgogliosa. Ha girovagato in diverse fabbriche sempre rimanendo nei paraggi di casa e adesso da ormai più di venti anni è in conceria, dove Dio pregando andrà in pensione. Tutto questo girare e faticare non le ha impedito di coltivare un po’ ad intermittenza la sua arte. Pittura, disegno e scrittura, doti divine chiuse dentro di lei da che ha ricordo di vita cosciente. Ama tutto, la vita, il respiro nelle narici, il buon vino e il buon cibo e le buone e poche amicizie, la famiglia in primis e il mondo, l’acqua, la Terra, la pioggia, gli animali tutti, con i felini al primo posto e soprattutto ama sé stessa, la più importante, che le dà la forza di andare avanti, sopportare, sbagliare, vincere e perdere e continuare.