L’avvolse una specie di torpore. Stava con lui in una foresta vicino a Gambarie. La luna sfolgorava tra gli altissimi abeti dalle basi dei quali partivano ombre di velluto. Camminavano per mano. Un usignolo iniziò a gorgheggiare trillando su di un ramo basso, vicinissimo. Mentre avanzando si allontanavano, l’intensità del suono rimaneva inalterata. Comprese che il canto era dentro di lei.
...Guardò la strada: era quella grande, con le file delle palme al centro. Passando, un giorno ne aveva contate un centinaio. Attorno a ogni palma c’era un cancelletto rotondo che proteggeva la base. Dai cani forse.
Guardò il cane. Si avvicinava alle sbarre gentili che in alto finivano ad archetto. Le annusò. Poi si volse verso di lei scodinzolando. Lo guardò sollevare il muso. Eppure gli occhi...
Ma c’era il ricordo della donna sul tavolo di marmo, delle braccia chiuse a proteggere da una morte dalla quale non ci si poteva proprio proteggere.
Si accorse che camminando era arrivata vicino alla casa di lui. Ancora due traverse e l’avrebbe avuta davanti. Al primo incrocio c’era un orologio. Vide che le lancette indicavano le nove: l’ora in cui avrebbe potuto incontrarlo, mentre si recava in ufficio. Continuò a camminare. Attraversò la strada. Proseguì sull’altro lato. Non pensava né desiderava...
IBISKOS ULIVIERI di Alessandra Ulivieri
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