Antonio e Sonia sono nati negli anni Cinquanta in famiglie solide, semplici, problematiche come lo sono tutte le famiglie. Entrambi sognano di diventare insegnanti e quando si incontrano si innamorano perdutamente e in breve diventano l’uno il mondo dell’altra. Insieme coltivano il loro angolo di felicità, uno spazio di amore, comprensione, solidarietà e dedizione al lavoro e ai bambini che hanno il compito di istruire e far crescere. Quando però decidono di avere un figlio, un bambino che coroni il loro sogno d’amore, scoprono quanto possa essere fragile il concetto stesso di famiglia: passano i mesi e Sonia non riesce a rimanere incinta, e i due entrano in un vortice di dolore e recriminazioni, sguardi assenti e parole non dette, fino quasi a lasciarsi. Proprio il rischio di perdere tutto li aiuta a comprendere che si amano ancora, che il loro legame è indissolubile, e che il desiderio di essere genitori deve essere un valore aggiunto, non una minaccia. E allora, dato che una gravidanza è impossibile, perché non tentare il percorso dell’adozione? È così che arriva il piccolo Filippo, la gioia più grande di tutte, il loro raggio di sole, un frugoletto di nemmeno tre chili che desidera solo una mamma e un papà che si prendano cura di lui. Insieme superano crisi, incomprensioni, malattie, scoprendosi ogni volta più forti, fino ad affrontare il fantasma che per anni inquieta il loro rapporto, la ricerca delle origini biologiche di Filippo, il suo bisogno di verità, di identità. È un percorso a più voci, un diario emotivo sincero e commovente, un cammino bellissimo e doloroso per scoprire che la vera famiglia è quella che ama e lascia liberi, di crescere e anche di sbagliare.
...Ho conosciuto Filippo che ero ancora una ragazzina. Rimasi subito attratta dalla sua personalità e dai suoi occhi neri che ancora oggi quando mi guardano mi fanno tremare di gioia.
Lui era dispersivo, mi degnava di isolati sguardi, ero convinta di non destare alcuna curiosità in quel giovane interessante e un po’ ombroso.
Amava circondarsi di amici, ma tendeva alla solitudine, una contraddizione notevole, che lo rendeva diverso, m’incuriosiva, avrei voluto indagare su certe sfaccettature del suo carattere. Purtroppo ci vedevamo insieme al gruppo di amici, ma niente più. Conoscevo qualche particolare della sua vita, come il fatto di essere un figlio adottivo, sapevo della domanda in tribunale per rintracciare la sua famiglia di origine, qualche amico ne aveva parlato.
Ci perdemmo di vista per qualche tempo. Io avevo terminato gli studi ed ero alla ricerca di un lavoro per sentirmi indipendente.
Un giorno casualmente ci trovammo vicini e in modo inaspettato iniziammo a parlare, Filippo mi disse dei suoi percorsi lavorativi, io gli raccontai quanto per me fosse arduo trovare un impiego che mi desse la possibilità di vivere svincolata dai miei. Spiegai a lui quanto desiderassi avere una casa mia e uscire a testa alta dalla famiglia, che amavo molto, ma negli ultimi anni mi stava stretta e avere un lavoro e un buco in cui abitare era diventato una vera esigenza...
IBISKOS ULIVIERI di Alessandra Ulivieri
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